
Apple ha lanciato oggi una nuova app, chiamata iBooks 2 e pensata per il mercato editoriale dei testi scolastici (americano). Sviluppata in collaborazione con i leader indiscussi (McGraw-Hill, Pearson e Houghton Mifflin Harcourt) di questo mercato da oltre 8 miliardi di dollari l’anno, di cui insieme coprono oltre il 90%.
Questa app, a cui Steve Jobs aveva dedicato gli ultimi mesi della sua vita professionale, sfrutta bene le potenzialitá dell’iPad 2 e tra le altre cose permette di sottolineare, prendere note e realizzare delle sorte di riassunti semi-automatici.
La lettura diventa sicuramente molto piú interattiva di quanto possibile su un libro di testo tradizionale, ma francamente questo appare abbastanza scontato e forse ci si aspettava dio piú da questo evento di Apple che come di consueto è stato anticipato da grande curiositá e aspettative di una nuova rivoluzione, questa volta nel mercato dell’editoria scolastica.
Forse l’innovazione piú interessante sta nell’insieme di nuove funzionalitá del software per Mac iBooks Author, che permettono ad autori ed editori di realizzare ebook interattivi e multimediali con uno sforzo relativamente contenuto, anche se alla bontá e all’immediatezza di questo software – peraltro distribuito gratuitamente – fa da contraltare il vincolo che Apple ha imposto agli utilizzatori di pubblicare i testi prodotti esclusivamente attraverso iBookstore, preconfigurando fin dall’inizio il concreto rischio di monopolizzare il delicato settore dell’editoria scolastica. Vogliamo davvero che i testi scolastici possano essere utilizzati solo attraverso il software e l’hardware di un’unica compagnia?

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