
Adriano Sofri ha pubblicato oggi un ebook gratuito, in formato pdf, scritto per rispondere al film di Marco Tullio Giordana Romazo di una strage.
Il libro si intitola 43 anni – Piazza Fontana, un libro, un film e contesta la lettura che della strage della Banca Nazionale dell’Agricoltura fa il film in questi giorni nelle sale e che a sua volta trae ispirazione dal saggio Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli (Ponte alle Grazie).
L’ex leader di Lotta Continua condannato per l’omicidio Calabresi non accetta la tesi proposta da saggio e film e argomenta le sue perplessità in questo pdf di 132 pagine, scaricabile da questo sito creato appositamente dall’autore.
Update – 5 Aprile 2012:
L’ebook è da oggi disponibile anche nei formati Mobi per Kindle ed ePub. Li trovate seuendo lo stesso link.




Interessante, molto interessante; fatica meritoria, in questa fase della nostra vicenda nazionale che vede in azione molti revisori della storia, più o meno in sintonia -se non in combutta- con altrettanti predicatori di concordia (istituzionali e non)
decisi a “superare” tanti consunti spartiacque tra verità reale e verificabile e verità ufficiale -alias utile al potere- e magari, al limite, persino tra vittime e carnefici, in così stretta ed efficace collaborazione nell’ennesima impresa di costruire (alias inventare) nuove e ‘più convincenti’ ipotesi: sostanzialmente votati, in definitiva, (Cuccarelli, Giordana e quanti altri, per tacere di livelli e personaggi ‘innominabili’) a un’ulteriore manipolazione della verità… per i soliti fini collaudati, nient’affatto inintellegibili od oscuri.
Ho convertito il libro in formato kindle:
http://www.blogzero.it/2012/04/01/43-anni-di-sofri-in-formato-kindle-azw/
[...] e gira anch’essa come una trottola. C’è anche appena uscito come il film un ebook gratuito, in formato pdf, scritto per rispondere al film di Marco Tullio Giordana Romanzo di una strage di [...]
ho letto il libro, o meglio il pamphlet di Adriano Sofri. Trovo che le sue perplessità sull’inchiesta giornalistica a cui si ispira il film siano condivisibili. Suggerirei all’autore di aggiungere, nell’appendice dei nomi, quelli delle vittime dell’attentato. Quanto al film, che non ho visto, è comunque positivo che si sia fatto, e gli va reso merito. Non gli si può rimproverare al Giordana di avere sposato una tesi, più o meno discutibile, quanto piuttosto di averla accreditata, attraverso l’operazione artistica, come l’unica plausibile.
[...] significativa e gira anch’essa come una trottola. C’è anche appena uscito come il film un ebook gratuito, in formato pdf, scritto per rispondere al film di Marco Tullio Giordana Romanzo di una strage di [...]
Adriano Sofri, sostanzialmente ripete quello che ha sostenuto in tutti questi anni, non parla invece del fatto
che Lotta Continua tra il dicembre del 1970 e il settembre del 1972 – e cioè prima e dopo l’omicidio del commissario
Calabresi – fosse infiltrata ai più alti livelli e che quindi Sofri non può essere il mandante. E’ interessante a proprosito leggere quanto ha scritto 15 anni fa Antonio Tabucchi recentemente scomparso:
Condannando tre persone a una pena di vent’anni senza alcuna prova obbiettiva, ma unicamente in base alle dichiarazioni (e sappiamo quanto incerte e contraddittorie ) di un cosiddetto ” pentito “, l’Italia ha dimostrato di applicare in maniera allarmante una forma di Diritto che non trova riscontro in nessun Paese della Comunità Europea di cui fa parte. Del resto la vostra stampa (francese), con la simpatia che spesso ci riserva , abbia “turisticamente” indicato il miglior Paese per raggiungere la Turchia, la dice lunga sulla prestigiosa immagine che il mio Paese si è conquistato all’estero.
Un saluto amichevole,
Antonio
La gastrite di Platone – Antonio Tabucchi – Sellerio Editore Palermo – 1998 – pag. 56
MILANO – Tra il dicembre del 1970 e il settembre del 1972 – e cioè prima e dopo l’omicidio del commissario Luigi Calabresi – il servizio segreto militare dell’epoca, il Sid, disponeva di un affidabilissimo spione nel vertice milanese di Lotta Continua. “Como”, questo era il suo nome in codice, partecipava a riunioni su argomenti molto delicati, conosceva leader come Giorgio Pietrostefani e Mauro Rostagno e tutti i dirigenti delle lotte operaie alla Pirelli-Bicocca dove, con tutta probabilità, lavorava. Un informatore preciso, un osservatore attento, capace di cogliere e segnalare tempestivamente l’intera attività della sinistra extraparlamentare: dai primi vagiti delle Brigate rosse alle azioni dei Comitati unitari di base. Un solo tema, curiosamente, è ignorato nelle ventisette informative che il Sismi ha inviato alla magistratura milanese, proprio quello più importante: l’omicidio Calabresi.
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se “Como” fosse stato individuato e interrogato tempestivamente, avrebbe potuto dire cose molto interessanti. Oggi ne dice solo una, ma chiara e allarmante: sull’omicidio Calabresi sono state svolte inchieste scollegate, settoriali, e “a tesi”: i nuovi elementi che contraddicevano la pista più “alla moda” in un certo momento storico, venivano – e a quanto pare vengono ancora – accantonati. E’ questa, del resto, la ricetta classica che ha prodotto la pozione velenosa dei “misteri d’Italia”.
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Un’omissione dolosa o un errore? Chissà. Che la produzione di un infiltrato nel vertice di Lotta Continua potesse avere qualche importanza nelle indagini sull’omicidio Calabresi, non poteva sfuggire né al Sismi né ai carabinieri. Se non altro perché il generale Umberto Bonaventura, l’uomo che nel 1988 raccolse la confessione di Leonardo Marino, entrò nella “Pastrengo” nel marzo del 1972, quando “Como” era ancora in attività. Ed era al Sismi di Roma quando le carte dell’informatore furono inviate alla magistratura. C’è una sola persona che può chiarire il mistero, ed è lo stesso “Como”. “Ma – dice il sostituto Meroni – quella per l’omicidio Calabresi non è una indagine su un reato di strage, perciò il Sismi, se chiedessi di rivelare l’identità della fonte, potrebbe validamente opporre il segreto di Stato”. Forse val la pena di tentare comunque: l’ opposizione del segreto di Stato sull’identità della fonte “Como” sarebbe già una risposta.
Su cosa stava indagando Calabresi? Il 5 luglio del 1975 i giornali parlano di un dettagliato rapporto su un traffico di armi che coinvolge i fascisti veneti, scritto da Calabresi una ventina di giorni prima della sua morte. Ma di questo rapporto non si trovano tracce. Il commissario sarebbe arrivato a individuare questo traffico partendo dall’inchiesta sulla morte dell’editore Giangiacomo Feltrinelli. Non è comunque, una traccia nuova. Già nel 1974 (cfr. Unità 17 maggio 1974) si era avanzata l’ipotesi di una connessione tra l’inchiesta Feltrinelli e l’uccisione di Calabresi. Sicuramente però l’uccisione del commissario si presta alla propaganda tesa a riaffermare la necessità di ristabilire “ordine e autorità”. Se ne accorge anche, pur con un analisi rozza, il bollettino della FNCRSI diretto da Romolo Giuliana: “L’assassinio di Calabresi, anche se materialmente eseguito da un gruppo di anarchici o terroristi di sinistra, nasce dal clima creato al centro e che si serve proprio di questi personaggi come comparse gratuite”. E Calabresi – in accordo o su ordine del suo capo Antonino Allegra e del questore Alitto Bonanno – ha protetto con discrezione personaggi di rilievo di quello che verrà poi definito “il partito del golpe”. Dopo la sua morte si scoprirà in un suo cassetto un appunto (cfr. Gianni Flamini Il partito del golpe) sulla Lega Italia Unita e su Fumagalli. Marcello Bergamaschi, stretto collaboratore di Fumagalli, confesserà in carcere nel giugno del 1974: “Fumagalli mostrava, dal modo con cui ne parlava, di saperne molto sulla morte di Calabresi. Per la verità non scese mai in particolari, ma da come ne parlava compresi che doveva saperne molto. Diceva tra l’altro che era stata una cosa ben fatta e che nessuno avrebbe mai saputo chi era stato ad ucciderlo. Tuttavia dal modo come lo diceva sembrava che lui lo sapesse benissimo” (atti inchiesta G. I. di Brescia Giovanni Simeoni).
[...] o del suo sosia sul taxi di Rolandi (per maggiori informazioni, leggetevi il libro di Adriano Sofri 43 anni, già linkato [...]