Anche l’Italia ha il suo poeta maledetto, ed i Canti Orfici ne sono l’opera principale.

La follia; i viaggi improvvisi anche in Paesi lontani, seguiti immancabilemente dai ricoveri in manicomio al ritorno in Italia; la relazione tumultuosa con la scrittrice Sibilla Aleramo (raccontati nel carteggio Un viaggio chiamato amore, in cui per i tipi di Feltrinelli viene raccolta la corrispondenza tra i due dal 1916 al 1918); lo scontro con l’elite letteraria dell’epoca raccolta attorno al Caffé delle Giubbe Rosse di Firenze, dopo che Giovanni Papini e Ardengo Soffici persero l’unica copia del manoscritto de Il piú lungo giorno che Campana aveva affidato loro sperando venisse pubblicato sull’importante rivista letteraria Lacerba, e che il poeta dovrá riscrivere a memoria con il titolo di Canti Orfici; il mancato riconoscimento in vita: tutti elementi che fanno del poeta di Marradi una figura quasi leggendaria, che da molti è stata persino accostata – seppur con i dovuti distinguo – a quella del grande maudit Arthur Rimbaud.

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